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Abbiamo
parlato dei giardini, ma la Villa
nel senso più stretto del
termine non era certo da meno:
il Palazzo ebbe l’opera
di Taddeo e Federico Zuccari,
manieristi pesaresi, Livio Agresti
e Girolamo Munziano, oltre agli
affreschi del Tempesta, del Karcher
e di Perin del Vaga; il soffitto
ligneo della sala dei Cardinali
è opera del fiammingo Flaminio
Bolinger. L’ultima fontana
della Villa si trova nel chiostro
del convento benedettino in cui
l’avventura ebbe inizio:
si tratta di una Venere sdraiata.
Qui è sepolto Ippolito
II.
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